IRONMAN ZURICH 27 JULY 2014

IRONMAN CON LA FEBBRE? SI PUO’ FARE!

VIAGGIO

Partenza: giovedì 24. Ritiro camper ore 9, partenza effettiva ore 12.

Mezzo: camper da 6 posti

Compagni di viaggio: Io, Luca, Chiara, Franca e Francesca

Ritorno: il 28 con partenza alle ore 10:15.

PREMESSE

Io e Luca (Ghirardello) abbiamo comprato la bici il 1° giugno 2013, circa 3 mesi e mezzo prima dell’Ironman 70.3 a Pais d’ayx e circa un anno prima del Ironman di Zurigo…già questo fa pensare. La bici era la più economica che abbiamo trovato, anche questo fa pensare, ma andiamo oltre.

La mia stagione di allenamenti ha presentato diverse difficoltà: infiammazione della bandelletta laterale delle ginocchia che mi ha fermato per il mese di maggio sia per la bici che dalla corsa. I km fatti in questo mese nelle due discipline sono stati davvero pochi, mi sono cosi concentrato soprattutto nel nuoto.

Aggiungiamoci che il 14 luglio 2014 a 2 settimane dall’Ironman mi sono ammalato. Ho cominciato ad avere febbre alta e placche in gola. La febbre a 38 e oltre è durata fino a lunedì 21, poi è scesa a 37.2 circa fino al giorno della gara. Durante l’influenza non ho potuto finalizzare gli allenamenti come avrei dovuto, ma soprattutto ho perso 6kg tra liquidi e muscolo scendendo da 72 a 66 kg. L’antibiotico prescritto dal medico inoltre mi ha sensibilmente reso fiacco e la pressione massima a 100 ne era la prova. Le settimane precedenti alla gara sono state angosciose vista la possibilità assolutamente fondata di dover saltare l’Ironman. Appena il fisico me lo ha permesso ho provato a ricominciare a mangiare bene cercando di recuperare alcuni dei chili persi. Alle ore 22 della sera prima della gara il termometro segnava ancora 37.7, dandomi non poche preoccupazioni. Ho preso un’aspirina e sono andato a letto dicendomi almeno di provare ad entrare in acqua la mattina successiva.

LA GARA 15:37:30

La sveglia alle 4:00 di mattina è stata meno problematica di quanto pensassi, la notte in camper è stata tutto sommato decente.

La colazione è stata normale con caffe, latte, fette biscottate con marmellata, cereali e un pelo di riso e pollo. Tutto in piccole quantità perché l’orario e la febbre non aiutavano l’appetito. Mentalmente ero anche convinto che non fosse necessario abbuffarmi perché non avrei senz’altro affrontato la gara per intero.

E’ piovuto tutta la notte, la temperatura la mattina alle 5:30 era di 16 gradi e quella dell’acqua di 21 circa. Alle 5:30 io e Luca eravamo in zona cambio, abbiamo controllato i pneumatici della bici, riempito con l’acqua le borracce, fissato il porta gel alla canna, tolto il telo powerbar dalla bici e fissato il conta km.

Dopo un’inutile attesa in coda per i bagni abbiamo deciso di indossare la muta, metterci la vaselina sul collo e sotto le braccia e avvicinarci allo start, in tempo per fare un breve riscaldamento in acqua ed abituarsi alla temperatura ed evitare shock termici dopo il via.

La partenza di nuoto era divisa in due wave, la prima per chi pensava di stare sotto l’ ora e 10 minuti, la seconda per tutti gli altri. Luca è partito con la prima io nella seconda.

  • NUOTO 3.8 KM – 1:25:03 h – 2:12 min/100m

Alle 6:50 è partito Luca, non prima di esserci fatti un ultimo in bocca al lupo, 5 minuti dopo sono partito io. Ho cercato di rimanere sul lato sinistro abbastanza in fondo al gruppo per evitare di rimanere intrappolato nella tonnara di gente. La spiaggia non era enorme o forse eravamo in tantissimi e alla fine mi sono ritrovato in mezzo alla solita massa di triatleti. Non ho mai perso gli occhialini, ma di calci, pugni e spinte ce ne sono state parecchie. Sono partito tranquillo con il mio ritmo che non ho faticato a trovare anche perché molto tranquillo, concentrandosi a mantenere una velocita quanto più uniforme ed a rispettare la respirazione ogni 3 bracciate per tenere il battito regolare e non affannoso. L’attenzione era principalmente rivolta alle sensazioni che mi dava il corpo, non sapendo come potevo reagire allo sforzo. Il casino era concentrato attorno ai giri di boa ed al passaggio sotto il ponte all’arrivo dove lo spazio si stringeva e la gente scalciava di più. E’ stato necessario battere per bene piedi e gambe per staccarsi di dosso alcuni nuotatori che si attaccavano alle caviglie. All’arrivo sull’isola a metà percorso ho fatto l’attraversamento camminando, cercando di capire come stessi, la testa era un po’ leggera ma mi sono detto che potevo continuare e sperare di arrivare in fondo alla frazione di nuoto. Già questo mi rendeva davvero contento. Mi sono reso conto che la colazione non abbondante cominciava a farsi sentire, infatti la pancia vuota brontolava, ma ormai ero li e ci potevo fare poco. Sono rientrato in acqua e continuavo a stare bene. I primi problemi sono arrivati al momento della virata sulla destra dove il vento e la corrente del lago avevano creato delle onde piuttosto grandi che venivano frontalmente. Ha cominciato a farmi male l’orecchio destro, per qualche minuto ho cercato di ignorare il dolore concentrandomi sui movimenti e la respirazione. Dopo poco il dolore si è fatto più intenso e ho dovuto fermarmi in acqua per capire cosa fare, ho sistemato la cuffia coprendo l’orecchio meglio che potevo. Un bagnino su di una barca mi ha chiesto se avessi bisogno di aiuto, ho detto di no ed ho proseguito. Con sorpresa ho notato che il dolore stava passando ed ho cominciato a divertirmi all’idea di nuotare in mezzo alle onde del lago di Zurigo. I volontari aiutavano ad a uscire dall’acqua perché la rampa di uscita è ripida e il sangue è concentrato nella zona alta del corpo lasciando le gambe molli.

  • T1: SWIM TO BIKE 19:26

La transizione è breve, giusto qualche decina di metri per arrivare alla sacca blu della bici. La posizione della sacca va memorizzata il giorno prima per non perdere tempo a cercare la propria tra le altre 2650. Ho preso la mia sacca e sono andato a sedermi nel tendone, il programma prevedeva di mangiare un panino con la marmellata di fragole per intero durante il cambio, per dare al corpo zuccheri immediatamente spendibili per il reintegro. Avevo fame, cosi ho deciso di mangiarmi anche mezzo panino con la bresaola e il grana. Mi sono tolto la muta con calma checkando lo stato di salute, mi sono asciugato il corpo con l’asciugamani. Piano piano mi sono infilato la tuta da bici, gli occhiali, i calzini con il borotalco e le scarpe da bici. Ho spinto la bici fino fuori la zona cambio e sono partito.

  • BICI 180.2 KM – 7:50:06 h – 23.1 km/h medi

Il percorso di bici prevede circa 29 km di pianura che hanno permesso di scaldare le gambe prima della salita. Immediatamente mi sono accorto di essere scarico e senza energie, ho provato ad alzarmi in piedi sui pedali e qui mi sono venuti i primi giramenti di testa. Ho capito che non avrei potuto spingere e che mi sarei dovuto impegnare a tenere il battito basso e di non andare in iper ventilazione.

In bici l’alimentazione era prevista ogni 40 minuti, intervallando barretta, carbogel e panino dolce o salato a seconda della voglia. Sono salito in bici alle 8:40 circa, primo spuntino alle 9:20 con barretta, poi i pasti sono stati alle 10/10:40/11:20/12:00 qui ho rimangiato alle 12:20 perché sotto pranzo la fame era di più, poi nuovamente ogni 40 minuti fino alla fine del frazione. Al secondo giro prima della salita del km 141 e dell’ultima salita “heart break hill” ho mangiato anche due tavolette enervit a rilascio immediato.

Appena salito in bici e capite le condizioni, mi sono detto che sarebbe stato un miracolo finire il primo dei due giri previsti e puntavo a farlo. Il dislivello totale è di 1310m, con salite e discese abbastanza tecniche rese più difficili dalla pioggia intermittente che obbligava ad rimanere sempre particolarmente attenti in frenata ed in curva. Verso il km 70 ho pianto per la gratitudine e per il fatto di poter essere in sella dopo più di 3 ore di bici e quasi 4km di nuoto. Date le condizioni non avrei davvero mai sperato di poter arrivare fino a li. Dopo il km 70, si scende nuovamente verso il lago e si ripercorre parte del tragitto pianeggiante fatto in partenza, passando in mezzo alla bolgia di gente che fa il tifo. L’ultima mitica salita del giro, è la “heart break hill”, la salita spacca cuore, con 8,5% di pendenza, su fortunatamente, soli 800 m. La gente qua era tantissima e il tifo forsennato e non ho potuto non azzardare a salire in piedi sui pedali per spingere fino in cima e finche il corpo me lo ha concesso.

Poi inizio del secondo giro, mano a mano che i km avanzavano lo stomaco cominciava a fare sempre più fatica a processare il cibo, intanto erano già 5 ore che ero in gara e sapevo che non ero nemmeno a metà percorso, l’idea di arrivare fino in fondo non mi passava ancora nemmeno per la testa, anzi pensavo a quando avrei potuto ritirarmi, comunque felice per quel mezzo miracolo fin li fatto.

Particolari momenti di crisi in bici non ce ne sono stati, è piuttosto stato un sentimento costante di paura per il fatto di non capire se la sensazione di stanchezza che provavo era dovuta allo sforzo e quindi fosse normale oppure alla febbre e quindi con il rischio di svenire o comunque stare male. La stessa paura però mi ha fatto mantenere sempre l’attenzione alta e forse alla fine è stata un alleata.

La salita del km 51 e poi 141 attorno al paese di Egg, era la più dura e lunga. Verso il km 155 il ginocchio sinistro comincia a fare male e ancora una volta mi stupisco di come cavolo fosse possibile che solo un mese prima avessi problemi a fare 60km in bici a causa della bandelletta laterale infiammata e che in una sola seduta, un genio osteopata mi avesse rimesso in piedi, come mai avrei potuto sperare. Poco dopo un ragazzo inglese mi affianca dicendo di avere fatto 3 Ironman 70.3, ma che il full è decisamente tutta un’altra cosa. Mi chiede di avere il GPS scarico e quindi che ore fossero per capire se ce la avremmo fatta a finire in tempo perché il tempo massimo per nuoto + bici era di 10 ore. In quel momento ho realizzato che non avrei assolutamente permesso che accadesse e gli ultimi km fino alla fine della frazione di bici ho sentito di averli fatti bene, riuscendo a spingere qualcosa in più. Ora però c’era una maratona da fare e le energie semplicemente non c’erano più, bisogna resettare il cervello e partire da capo.

  • T2: BIKE TO RUN 18:39

Ho spinto la bici fino al mio posto assegnato e una volta appesa al palo ho ritirato la borsa rossa per il cambio. Mi sono seduto valutando la condizione ma avevo già deciso di iniziare almeno a correre per poter dire di aver fatto le tre discipline. Credo di aver mangiato un ultimo mezzo panino e di essere rimasto seduto per qualche buon minuto, togliendomi i vestiti lentamente e prendendo fiato. Il bellissimo body rosso della 33TT mi aspettava e adesso avevo delle scarpe decisamente più leggere e comode. Ho riempito le tasche sulla schiena di carbogel, enervitene e tavolette e sono partito.

  • CORSA – 42.2 KM 5:44:16 h – 8:09 min/km

A questo punto sapevo benissimo di non dover puntare a nessun particolare passo da mantenere in quanto ero già miracolato ad essere dove ero, quindi alla prima salita ho cominciato a camminare senza sentirmi in colpa. Appena la strada è tornata pianeggiante ho iniziato a correre, facendo i primi km abbastanza bene e sentendomi generalmente bene, anche la testa leggera sembrava avermi dato tregua. Dopo soli 2 km la stanchezza è tornata a farsi sentire pesantemente e soprattutto il ginocchio sinistro ha tirato due fitte paurose, per un attimo ho pensato che fosse finita li. Ho provato a continuare a correre rilassando la muscolatura e cambiando passo e incredibilmente il ginocchio ha smesso di fare male, mi sono detto “eccellente si può continuare”.

In maratona l’alimentazione è stata più confusa. Dopo 5km ho preso mezzo cheer pack “ciuccione” dell’enervitene. Ho pensato di dover mangiare quanto più possibile durante i primi km, visto che lo stomaco non è ancora “shackerato” ed è ancora in grado di digerire. Le stazioni di rifornimento le ho usate tutte, prevalentemente bevendo sorsi di acqua e inizialmente anche ISO. Di cibo solido, non ho mangiato nulla. Il primo dei 4 giri lo ho fatto in 1:13 minuti, tantissimo in condizioni normali ma vista la giornata assolutamente assurda neppure poi malissimo, alla fine significava concludere la maratona in 4:52 minuti, ovvero 50 minuti peggio della maratona di Roma fatta in marzo, ci stava in Ironman. Il secondo giro avrei dovuto quindi concluderlo in 2:26. Alla fine del 21 km l’orologio segnava 2:44, non so assolutamente cosa fosse successo ma avevo sballato di brutto. Ricordo solo che attorno al km 15 ho mescolato un enervit con caffeina dentro un bicchiere di acqua, aggiungendo una mezza bustina di sale per facilitare il corpo nella digestione che nel frattempo era diventata quasi impossibile. Da km 15 in poi, ho capito che potevo bere solo acqua, nessun altro gel perché altrimenti avrei rischiato di vomitare. Di lì in avanti le uniche cose che riuscivo a mangiare erano acqua, brodo caldo fornito dall’organizzazione. Ho realizzato che non potevo sperare di arrivare alla fine della maratona alimentandomi di sola acqua e brodo. Per qualche motivo mi è venuto in mente che Luca mi aveva detto che durante la maratona di Roma si era trovato particolarmente bene con gli spicchi di mela e pera e così ho provato anche io. Masticavo e sputavo la polpa solida rimanente e funzionava abbastanza bene. I consigli per un Ironman sono sempre moltissimi ma tutti dicono che alimentarsi correttamente è fondamentale, la fame va anticipata altrimenti ti fermi e la tua gara finisce li. Dopo il km 21, erano già passate quasi 10:30 ed ero solamente a metà maratona, psicologicamente non sapevo come prenderla. Pensarla in termini di tempo, ovvero km rimanenti per passo medio ipotetico veniva fuori una vita e mezzo, se la pensavo in termini di km, altri 21 erano tantissimi, se la pensavo dicendo “basta che rifai quello che hai appena fatto”, mi veniva voglia di spararmi, allora ho cominciato a pensarla in termini geografici, cioè “adesso arrivi dalle tipe che ti danno il terzo braccialetto, poi c’è il ponte, poi la ghiaia, poi la zona della finish line con il tifo, poi solo un altro giro”. Il terzo giro è stato lunghissimo ma tutto sommato ho corso tutto il tempo seppur ad un passo lento e il fatto di sapere che ce ne fosse solo un ultimo quarto di giro, mi aiutava. Il problema è stato quando alla fine del terzo giro mancavano ancora 10 km, che significavano un’ulteriore ora e mezza circa, era ormai quasi buio ed ero fisicamente e mentalmente stanco e stufo. Il traguardo vicino era quasi un problema perché poteva comportare un abbassamento dei nervi e in quel momento erano solo i nervi a farmi correre. Ho chiuso la maratona in più di 5 ore e mezza ma al traguardo saltavo dalla gioia per il miracolo appena compiuto. La sensazione è stata indescrivibile, resa ancora più indescrivibile dalle premesse che lasciavano presagire ad un forfait dopo un anno di sforzi, resa ancora più incredibile dal fatto di poter essere li assieme a Luca a festeggiare assieme il nostro Ironman, conoscendo benissimo per cosa siamo passati in questo anno di durissimi allenamenti.

POST GARA

Subito dopo l’arrivo ho mantenuto l’attenzione alta per non avere cedimenti e cosi è stato, non ci sono stati crampi, ho mangiato un piatto di pasta al ragu, bevuto molto e fatto una doccia calda ristoratrice. Nessuna particolare brutta sorpresa.

Nonostante l’impresa colossale rimane il rammarico di aver avuto una prestazione condizionata in maniera importante dalle ultime due sfortunate settimane. I tempi potrebbero essere stati senz’altro migliori in condizioni di normalità, credo che un Ironman tra le 13/13:30 poteva essere alla mia portata. Ho portato a casa tanta esperienza utile per le prossime gare e se qualcuno mi chiederà “ma si può fare un Ironman con la febbre?” dirò “Tranquillo, si può fare” 😉

 

 

PREPARAZIONE ZONA CAMBIO

  • Sulla bici

Il sabato si prepara la zona cambio, la bici, si prende il cip e il braccialetto dell’organizzazione. Porta gel da canna pieno (3 barrette, 3 gel, panini nella sacca blu), gomme gonfie se fresco senno sgonfie da gonfiare la mattina della gara, conta km nella borsetta porta gel per evitare che si bagni durante la notte, borracce solo con i sali e senza acqua, casco e numero fissate sulla bici e telo powerbar con cui coprire la bici durante la notte.

  • Sacca bianca: street wear

Questa è l’unica sacca che va portata la mattina della gara in zona cambio. Muta, vaselina, occhialini, cuffia fornita dall’organizzazione, asciugamano piccolo post nuoto, sacco nero da tenere sotto i piedi prima della partenza se fa freddo, calzini da tenere fino allo start e poi buttare, acqua per riempire le borracce della bici prima della partenza, porta gel da bici da fissare sulla canna della bici, 1/2 Pre della enervit da mangiare 1 h e mezz’ora prima dello start. Prima del riscaldamento in acqua pre gara, ci si cambia mettendosi la muta e infilando i vestiti che si indossavano nella stessa sacca bianca. E’ consigliato arrivare la mattina in zona cambio in tuta e ciabatte e fascia cardio già indossata.

  • Sacca blu: Bike

Questa sacca assieme a quella rossa vanno portate il giorno prima nella fase di preparazione della zona cambio. Tuta da bici (si può valutare di usare il body da triathlon per tutta la gara), occhiali, scarpe da bici, calzini con borotalco, orologio GPS (il top sarebbe avere un conta km con GPS per usare l’orologio solo in maratona, altrimenti la batteria non dura). Panini precedentemente preparati.

  • Sacca rossa: Run

Completo triathlon, scarpe da corsa, calzini con borotalco, antidolorifico da prendere al bisogno, (secondo) orologio GPS, 2 carbogel e 2 Enervitene sono più che sufficienti, cappello Ironman para acqua e sole, fascia cardio già indosso dalla frazione di bici.

DATI GARA

http://eu.ironman.com/triathlon/events/emea/ironman/switzerland/results.aspx?rd=20140727&race=switzerland&bidid=483&detail=1#axzz38qbEosZH

 

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